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Savona, “Cenacolo” smontato: inizia il restauro della tela 500esca

Il restauratore Cesare Pagliero: "Prevediamo di concludere le operazioni per l'autunno"

Savona. La copia cinquecentesca del “Cenacolo” di Leonardo da Vinci, attribuita da differenti studiosi ad allievi del grande maestro e conservata nel refettorio del Seminario Vescovile, è stata smontata per essere successivamente restaurata dalla ditta Cesare Pagliero di Savigliano (Cuneo). L’intervento è stato deciso dopo un’istanza del Servizio per i Beni Culturali Ecclesiastici della Diocesi di Savona-Noli e finanziato in parte dalla proprietà del dipinto e in parte dalle fondazioni Agostino Maria De Mari di Savona e della Banca Popolare di Lodi. In totale il costo ammonta a 28.670 €.

“Il restauro consisterà nel fronteggiare una casistica di problemi di degrado che ha la tela, innanzitutto quella più visibile agli occhi di molti, ossia l’inserimento della pellicola pittorica, dei toni e dei rapporti chiaroscurali della pittura – spiega il restauratore Cesare Pagliero – Attraverso la pulitura si cercherà di ritornare il più possibile vicini alla redazione originale, chiaramente al netto di tutte le vicende conservative che il dipinto ha subito.”

“Gli altri aspetti sono di natura strutturale – prosegue – L’allentamento che la tela avuto nel tempo tela può essere fonte di sollevamenti della pellicola pittorica. Alcune lacerazioni che si vedono nella parte bassa verranno riparate. Non si renderà necessaria una nuova foderatura ma è in progetto un ritensionamento elastico, in modo tale da dare una autoregolamentazione del tensionamento nel tempo ed evitare manutenzioni difficili per la logistica, considerate le dimensioni dell’opera.”

Sui tempi di recupero Pagliero spiega che “non li abbiamo ancora bene calcolati: saranno le prime prove in laboratorio a darci le misure. Prevediamo di concludere le operazioni per l’autunno“. Secondo l’esperto l’intervento non porterà a nuove scoperte: “L’opera non ha ripassature o ridipinture, è tutto abbastanza alla luce del sole. Chiaramente potranno cambiare i toni, i colori. Alcune indagini potrebbero rivelare qualcosa a livello del disegno, cosa che in questo momento non siamo in grado di vedere”. Lo smontaggio non è stato complicato: “Il telaio è abbastanza leggero, è stata un’operazione tutto sommato semplice – rivela Cesare Pagliero – Ora bisognerà smontare il dipinto dal telaio per arrotolarlo su un grande rullo, farlo uscire da questi locali e trasportarlo in laboratorio”.

“L’opera si presentava sicuramente in uno stato di conservazione non ottimale: il telaio è molto sottile, quindi per una tela così grande va rinforzato e ristrutturato – approfondisce Paolo Pacini dei Beni Culturali diocesani – Inoltre presenta degli ingiallimenti e alcuni piccoli tagli: con il restauro, una volta pulita, sarà ‘un’altra opera’!.”

Sull’ipotesi se il restauro porterà a nuove scoperte Pacini ritiene che “dovrebbero essere ricercate soprattutto all’interno di archivi storici”. Invece su quella dell’esposizione in una location più fruibile da turisti e pellegrini, avanzati recentemente dalla stampa locale, l’esperto puntualizza che “Quest’opera nasce per un refettorio, quindi questo del Seminario è la collocazione migliore. Dobbiamo tenere presente che è un’opera che va montata su una parete corta di un’aula architettonica piuttosto lunga e deve essere vista con la giusta prospettiva. Individuare un’aula del genere non penso che sia così immediato e semplice”.

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Simone D'Angelo - Aldo Giachello 14 Marzo 2026 - 11:08