Eccellenza locale

Savona e l’eredità di Leonardo: il ‘Cenacolo’ 500esco del Seminario

Eseguito 40 anni dopo l'originale vinciano, attualmente è in fase di restauro

Lo smontaggio del "Cenacolo" di Savona

Savona. Presso il refettorio del Seminario Vescovile si conserva un’imponente tela che racconta la diffusione e il tramonto del leonardismo tra Liguria, Lombardia e Piemonte: una copia dell’”Ultima Cena“, ispirata al celebre capolavoro realizzato da Leonardo da Vinci tra il 1495 e il 1497 nel convento di Santa Maria delle Grazie a Milano.

Il dipinto, olio su tela di 266 x 606 cm, è oggi attribuito al pittore lombardo Giovanni Pietro Rizzoli, noto come Giampietrino, uno dei principali seguaci della scuola leonardesca. L’opera rappresenta una delle testimonianze più importanti della fortuna del “Cenacolo” vinciano nel XVI secolo.

Un’opera chiave per la storia artistica

L’originale di Leonardo raffigura il momento in cui Cristo annuncia agli apostoli che uno di loro lo tradirà, con una composizione innovativa che rivoluzionò la pittura del tempo. Il dipinto milanese, realizzato con tecnica sperimentale su intonaco asciutto, si deteriorò rapidamente, questo portò alla volontà di perpetuare la raffigurazione scenica mediante copie.

La versione savonese assume un particolare valore poiché eseguita circa 40 anni dopo l’originale di Leonardo da Vinci, non è coeva al dipinto ma risale comunque ad un’epoca relativamente vicina alla sua realizzazione, offrendo agli studiosi la possibilità di comprendere meglio l’aspetto del dipinto leonardesco prima dei gravi deterioramenti.

Il Giampietrino a Savona nel XVI secolo

Gli studiosi hanno discusso a lungo su chi fosse l’autore della tela savonese: l’erudito Federigo Alizeri nel XIX secolo la attribuì a Filippo da Verona. Negli anni Settanta del Novecento il professor Carlo Varaldo ipotizzò che fosse parte invece di un gruppo di opere realizzate nel primo Cinquecento. Altri studiosi considerarono invece l’intervento di Marco d’Oggiono e del suo collaboratore Battista da Vaprio. Nuovi documenti rafforzano però l’ipotesi Giampietrino: nel 1537 infatti fu chiamato da una confraternita locale per periziare un tabernacolo ligneo, suggerendo una sua presenza continuativa a Savona.

La critica ha inoltre individuato affinità stilistiche tra l’”Ultima Cena” savonese e altri dipinti frammentari provenienti dalla chiesa della Santissima Annunziata di Savona, di cui tre di una “Adorazione dei Pastori” e uno raffigurante gli apostoli tratti della scena dell’”Entrata di Gesù in Gerusalemme”. Secondo lo studioso Gianluca Zanelli queste opere mostrano caratteristiche comuni e potrebbero appartenere allo stesso autore, identificato proprio nel Giampietrino.

L'”Odissea” della tela e il restauro

La grande tela ha avuto diverse collocazioni nel corso dei secoli: originariamente era posta nella controfacciata della Cattedrale di Savona, potrebbe poi essere stata custodita in un complesso francescano legato alla Cappella Sistina savonese. Successivamente fu trasferita al Seminario al Monticello e, dopo la demolizione di quell’edificio, nel 1891 venne infine collocata nell’attuale Seminario di via Ponzone, dove fu anche parzialmente rifilata.

Un intervento di restauro è attualmente in corso, affidato alla ditta Cesare Pagliero di Savigliano. Il progetto è stato reso possibile grazie anche ai contributi delle fondazioni Agostino Maria De Mari e Banca Popolare di Lodi, con un costo totale di circa 28.670 euro. Il restauro comprende il consolidamento della tela, la pulitura della superficie e il recupero della leggibilità cromatica. L’intervento non ha solo scopi conservativi ma permetterà una migliore fruizione agli studiosi e offrirà nuovi spunti di ricerca sull’attribuzione e sulla storia dell’opera.

Un patrimonio da riscoprire

Il “Cenacolo” del Seminario testimonia la vitalità della cultura figurativa savonese nel Cinquecento. Dopo la caduta della città nel 1529 le fonti artistiche locali si ridussero ma opere come questa dimostrano che l’attività artistica continuò, nonostante le difficoltà politiche e urbanistiche e la conseguente distruzione degli insediamenti religiosi sul Priamar.

Il restauro in corso valorizza quindi una tela che è più di una copia ma un documento prezioso della diffusione dell’eredità leonardesca e della storia artistica savonese. Una volta completati i lavori, il dipinto offrirà maggiore leggibilità e potrà arricchire la conoscenza sull’arte della “maniera moderna” in Liguria, rafforzando il legame della città con le grandi correnti artistiche italiane.

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Lorenzo Bisio 15 Marzo 2026 - 13:00