In occasione del 650° anniversario del passaggio di santa Caterina da Siena la città di Varazze sta vivendo ore di intensa partecipazione religiosa e civile, rinnovando il legame profondo con la patrona. Le celebrazioni accompagneranno fedeli e cittadini fino al 30 aprile, giorno della festa patronale, tra liturgie, rievocazioni storiche e processioni. Un appuntamento particolarmente sentito dalla comunità e che unisce devozione, memoria, tradizione e identità locale.
La festa di santa Caterina da Siena rappresenta il cuore vivo di Varazze, un momento in cui la comunità si ritrova, riconoscendosi nella propria storia. Don Claudio Doglio, parroco di Sant’Ambrogio Vescovo e docente di Sacra Scrittura presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, ci spiega il valore della ricorrenza.
Qual è il significato spirituale della presenza di santa Caterina da Siena nella tradizione di Varazze?
“Il ricordo che viene conservato dalla memoria collettiva è quello di una visita che ha liberato la città dalla peste. Anche se le documentazioni storiografiche non sono certissime, la festa come vissuta oggi risale al 1630, quindi 300 anni dopo la visita della santa, ma in quell’occasione ci fu una grande pestilenza anche in Liguria. È la peste dei ‘Promessi sposi‘, per intenderci, e anche a Varazze ci furono situazioni di malattia ma senza gravi danni. Fu proprio la memoria quindi di quell’evento straordinario a riportare alla luce il ricordo della visita di Caterina e alla liberazione.”
Perché la festa patronale è così importante per la comunità cristiana?
“Le feste patronali rappresentano l’anima di un popolo o una comunità. Soprattutto dove c’è una forte tradizione si percepisce questo legame: nelle città si è un po’ perso, invece in un ambiente più ristretto, come Varazze, è profondo. La festa patronale è il momento in cui ci si riscopre parte di un unico corpo: la realtà del corpo ecclesiale che si ritrova attorno alla patrona. Santa Caterina rappresenta l’anima spirituale di Varazze: i varazzini vivono il suo ricordo come una celebrazione della propria realtà di Chiesa nel territorio.”
La figura di Caterina è ancora attuale?
“Si è venuto a creare uno strano processo, per cui la figura della santa, o meglio la festa a lei dedicata del 30 aprile, ha finito per identificarsi con la città in una dimensione di tipo familiare. Si è creata la tradizione del collegamento con i propri cari, anche quelli defunti, che hanno vissuto questa festa e vengono ricordati. A me sembra non ci sia tanto l’attaccamento al personaggio storico di Caterina, al suo insegnamento, al suo esempio da voler seguire, ma è in qualche modo l’anima della città e richiama le tradizioni familiari, i collegamenti con i padri, i nonni, i bisnonni, con quella lacrima che viene, ricordando quelli che non ci sono più.”




