TESTIMONI

Verità, giustizia e amore: il trittico della “Salvezza” per don Ciotti

Il sacerdote a Savona: "Anziani e giovani insieme per creare forza generatrice"

L'incontro "La Salvezza: relazione tra generazioni" con don Luigi Ciotti

Savona. Una cattedrale N. S. Assunta gremita di gente e studenti ha accolto don Luigi Ciotti, lo scorso 22 maggio, per l’apertura del “Festival il Borgo delle Idee”. Rassegna prodotta da Nobile Agency, con il patrocinio dei Comuni di Savona e di Noli. Il sacerdote, fondatore del Gruppo Abele e dell’associazione Libera ha parlato del tema “La Salvezza: relazione tra generazioni”.

Il vescovo monsignor Calogero Marino nelle parole di saluto iniziali ha affermato di essere “gratissimo” a don Ciotti per la sua presenza: “Abbiamo bisogno di testimoni; testimoni che si spendono per gli altri, perché solo così si ottiene qualcosa di concreto.” È seguito il saluto dell’assessora Nicoletta Negro per il Comune di Savona e della direttrice della Fondazione De Mari Anna Cossetta. Ha moderato l’incontro Renata Barberis, che ha sottolineato come il tema di tutto il Festival è “Salvezze” che saranno declinate ed interpretate dai vari ospiti del Festival.

Don Ciotti è un amico di lunga data della città di Savona e ha esordito dicendo che lui rappresenta un ‘noi’ e “che solo unendo le forze di tutti diventiamo una forza; tanti ‘io’ che diventano un ‘noi’ – spiega – è il ‘noi’ l’elemento vitale per la società e per la Chiesa. La vita ti mette di fronte a tante esperienze, a tanti incontri. La mia vita è cambiata a 17 anni grazie ad un incontro, dal quale è nato il gruppo Abele e poi Libera”.

“Ho visto le guerre, cadere le dittature, nascere la democrazia, l’Italia del boom economico, ma ho visto anche tanta corruzione, le mafie, le guerre, il terrorismo e tante fragilità umane. Persone che hanno vissuto la violenza sulla loro pelle, schiavi delle dipendenze – continua – ma nonostante tutto questo dobbiamo sperare, perché la speranza non è ingenuità, è unire le forze insieme affinché il bene possa germogliare, come un seme. Ci stiamo normalizzando alle guerre, ciò non deve accadere, dobbiamo porci delle domande, ci sono delle immagini che devono graffiarci.”

L’incontro “La Salvezza: relazione tra generazioni” con don Luigi Ciotti

Nel suo discorso don Ciotti pone l’accento su tre parole che ha imparato dalla strada, dai poveri, dai giovani di Libera e del Gruppo Abele e che vuole lasciare in eredità ai ragazzi savonesi. Queste parole sono: verità, giustizia, amore. “Senza verità non c’è giustizia, non c’è libertà – precisa – senza verità non c’è salvezza, è il fondamento, è il pane di cui abbiamo bisogno tutti”.

“La giustizia non è quella dei potenti, che schiaccia i deboli, ma è la giustizia che restituisce dignità alle persone, che toglie ai ricchi per dare ai poveri in modo giusto e corretto; non è vendetta, è amore in movimento. I due terzi delle persone nel mondo vivono in paesi dove la disuguaglianza è cresciuta. La terza parola è amore, è il prendersi cura, è più forte della morte, l’amore è l’unica risposta alle barbarie, è il volto umano di Dio.” Queste tre parole spiega don Luigi sono il “trittico” della salvezza per rigenerare l’umanità. E tutti siamo chiamati a questa responsabilità.

“La disuguaglianza, le mafie, la corruzione, le guerre, la povertà sono come un cancro nel mondo: per contrastarle ci vuole l’impegno di politiche sociali e la libertà. Tutti noi vogliamo dei cambiamenti, ma tutti noi siamo parte di questo cambiamento. Ci sono persone che pensano che tocchi ad altri, o che non cambierà mai nulla, c’è sfiducia – dichiara don Ciotti – ma dobbiamo interrogarci e non essere cittadini ad intermittenza, Gesù ci ha chiesto di fare, di andare incontro a chi ha bisogno; più fatti più amore.”

“La libertà è un impegno che ci affida la vita, è il più prezioso dei beni, è responsabilità. Si è liberi per e con gli altri. Si deve creare accoglienza, condizioni di vita per gli altri, si è liberi insieme, la libertà è di tutti, non è mai soggettiva; dobbiamo impiegare la nostra libertà per liberare chi non ce l’ha. La libertà è il motore più potente della storia, che ha spinto a lottare, che ha fatto nascere la Resistenza, che ha portato alla democrazia.”

Don Ciotti ha poi parlato della solitudine che è un elemento positivo “perché nella solitudine scopriamo il nostro mondo interiore. Siamo travolti da mille cose, ma dobbiamo fermarci, scoprire le nostre emozioni, i nostri stati d’animo. Non dobbiamo confondere la solitudine con l’isolamento. La solitudine è il dialogo intimo con la nostra coscienza”.

Rivolgendosi ai ragazzi presenti li ha esortati ad avere cura della loro solitudine, è un momento di consapevolezza, è guardarsi dentro. Li ha messi in guardia dai social media, dalle tecnologie che sono utili se usate in un certo modo, ma diversamente diventano una prigione. “Tutti noi abbiamo bisogno di relazioni, dobbiamo avere reciprocità dell’ascolto, che è un arricchimento per se stessi e per gli altri”. Don Ciotti poi parla di salvezza che non è solo quella che arriva dopo la morte, ma è qui oggi.

L’incontro “La Salvezza: relazione tra generazioni” con don Luigi Ciotti

La salvezza non è un algoritmo che ti risolve la vita, è quella che ho imparato dai poveri, dai fragili da coloro che vengono scartati dalla società – dichiara don Ciotti – Non c’è salvezza senza dialogo tra anziani e giovani; gli adulti sono un patrimonio, hanno esperienze, memorie, ma non devono chiudersi nelle loro certezze, devono costruire rotte nuove insieme ai giovani che hanno energie, sogni, rabbia sana”.

Occorre unire le forze e creare una forza generatrice, non dimenticare che la salvezza dobbiamo applicarla oggi, uscire dalle strutture di peccato che schiacciano l’uomo lo vendono e comprano come un oggetto – aggiunge – Con il Gruppo Abele e la comunità di san Benedetto al porto di don Andrea Gallo ho conosciuto ragazzi ridotti a merce. In ogni città c’è un altra città formata da quelle persone che devono essere aiutate: la salvezza è l’incontro con queste persone, è guardarsi negli occhi.”

“Il mondo va veloce, ma la direzione è una questione di cuore, di scelte – prosegue – La salvezza passa attraverso la costruzione di persone nuove, non esseri potenziati, ma una umanità rigenerata capace di pace. Bisogna accettare di essere umani con i propri limiti e fragilità, ma l’amore è la scelta al sevizio dell’altro, prendersi cura fare la rivoluzione non violenta, mettersi in gioco. Il tempo dell’amore però è stabilito da chi ha bisogno di essere amato, dalle famiglie in difficoltà, dalle persone fragili, si comincia da lì.”

Dobbiamo essere come le formiche – conclude – le formiche hanno due stomaci; quando tornano al formicaio, dopo aver raccolto il cibo, distribuiscono il cibo del secondo stomaco alle formiche che non possono uscire. Noi abbiamo un solo stomaco, ma tutti noi possiamo fare un po’ come le formiche e dare una mano a chi è in difficoltà, a chi è ai margini. La salvezza ha bisogno di ognuno di noi, e che ci mattiamo in gioco.”

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Sonia Pedalino 25 Maggio 2026 - 16:06