Savona. “Scritture segrete. Le donne che hanno cambiato il mondo con la parola” sono il titolo e il sottotitolo del nuovo libro di Dacia Maraini, edito da Rizzoli, che la nota scrittrice ha presentato martedì scorso nella Chiesa Sant’Andrea Apostolo durante l’anteprima della rassegna letteraria “Parole Ubikate in mare”, moderata da Renata Barberis. Nella serata, accompagnata dalla lettura di brani di Margherita Sirello e dalla musica di Alex Raso e Luca Pesenti, si è parlato di letteratura al femminile.
Il volume di Maraini intreccia storie di vite ordinarie e straordinarie di donne che hanno fatto della scrittura uno strumento di libertà, quali Vibia Perpetua e santa Chiara d’Assisi, e si divide fra sacro e profano. Secondo l’autrice, per le donne la scrittura nella forma della lettera o del diario fu inizialmente appannaggio delle mistiche, o meglio delle religiose, e successivamente delle cortigiane.
Fra le mistiche Maraini annovera Vibia Perpetua, martire vissuta nel III secolo d. C.: “Nessuno la conosce, però è stata importantissima – ha detto – All’epoca i cristiani erano perseguitati e Vibia praticava la religione di nascosto, cioè pregava nelle grotte insieme alla madre. Qualcuno fece la spia e lei fu chiamata dalle autorità giudiziarie romane, che le dissero: ‘Tu non sei attenta, non segui il culto dei nostri dei! Che cosa fai?’. Lei rispose: ‘Io sono cristiana! I cristiani danno importanza alle donne.”
“Invitata dai giudici a pensare al figlio, Vibia, per evitare il supplizio, disse all’autorità romana ‘Quando sarà grande capirà’, affidandolo così al padre non cristiano – ha aggiunto – Il primo cristianesimo parla per primo all’animo delle donne, che in precedenza erano trattate quasi come oggetti di proprietà della famiglia, e per questo le prime cristiane erano in maggioranza donne”. Secondo la scrittrice, Vibia Perpetua è “una persona che crede a tal punto in Cristo che decide di affrontare la morte. Non è un caso che quando Cristo risorge c’erano soltanto tre donne: le donne, si sa, non potevano testimoniare, di qui l’importanza che viene riconosciuta loro dal cristianesimo”.
Tuttavia dopo i primi secoli la religione “diventò fanatismo e si fece oppressiva, misogina e violenta nei riguardi delle donne. Nel Medioevo la possibilità per le donne di scrivere era legata alla vita consacrata. In convento le donne erano libere di leggere come non lo erano da mogli e madri nella società. Era l’unico luogo in cui, per le donne alle quali interessava, si poteva leggere, scrivere e godere di una certa libertà intellettuale.”