SERVIZIO

Savona, i ministri della comunione hanno rinnovato il mandato

Dom Gazzera (Servizio Liturgico diocesano): "Siate 'ponte' tra l’altare e i fragili"

L'incontro dei ministri straordinari della comunione

Savona. Nutrirsi per servire, non distribuire qualcosa ma Qualcuno, custodi della comunità: attorno a questi tre punti si è svolto l’incontro di formazione per i ministri straordinari della comunione durante la mattinata di sabato nel Seminario Vescovile. L’incontro è stato anche l’occasione per rinnovare il mandato triennale ai ministri straordinari della comunione che svolgono tale servizio e conferirlo a quattro nuovi incaricati.

Ringraziando i ministri per l’impegno prestato, il responsabile del Servizio Liturgico della Diocesi di Savona-Noli dom Franco Gazzera ha sottolineato il loro compito di farsi “ponte” tra l’altare e le persone fragili.

“Quando un ministro straordinario varca la soglia di un’abitazione, una casa di riposo o un ospedale porta concretamente, come un ‘tabernacolo in moto’, la consolazione, la pace e la comunione di Cristo risorto“, ha ricordato il benedettino.

“È importante, non necessariamente a parole, aiutarli a comprendere quanto Gesù voglia bene a ciascuno, trasmettendo la vicinanza della comunità e portando questi fratelli e sorelle nella celebrazione eucaristica, ad esempio nella preghiera dei fedeli”, ha aggiunto.

Francesca Romani, accolita istituita e referente diocesana per il cammino sinodale delle Chiese in Italia, ha guidato la riflessione. Ha iniziato chiarendo che il termine “minister” (così come “diákonos” in greco) significa “servo“, conformandosi a Cristo che ha assunto la condizione di servo. “Siamo tutti fratelli e sorelle, chiamati in virtù del battesimo ad esercitare un servizio per il bene della comunità – ha detto – Siamo partecipi di una Chiesa sinodale, chiamata a discernere insieme, imparando da tutte e tutti come annunciare efficacemente la Buona Notizia.”

L’accolita ha invitato a non perdere di vista l’essenziale, nutrendosi della Parola e del Corpo di Cristo: “È necessario incontrare il Signore per poter servire i fratelli e le sorelle che più hanno bisogno. Lo stile è quello indicato da Matteo 10,8, ovvero ‘Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date’, portando con la vita, la presenza, gesti e atteggiamenti di ascolto, umiltà, fiducia e attenzione la testimonianza che Dio si fa vicino a ciascuno.”

L’incontro dei ministri straordinari della comunione

Ascoltare bene è il presupposto per comunicare bene – ha sottolineato Romani – L’incontro con l’altro, il fratello o la sorella da amare, ci arricchisce: il cambiamento può avvenire solo se la persona percepisce che ce ne prendiamo cura. Il ministro straordinario della comunione porta, oltre al Corpo di Cristo, anche se stesso e il volto accogliente e gioioso della Chiesa. A partire dai nostri limiti e fragilità impariamo ad affidarci alla forza di Dio, perché essa si innesti nella nostra debolezza.”

Infine l’accolita ha rimarcato come chi porta l’eucaristia alle persone impossibilitate ad uscire riceve un invio da parte del Signore e della Chiesa: “Per mantenere vivo il legame con la comunità è importante portare anche notizie della vita ecclesiale, pregare insieme, leggere meditazioni, segnalare chi ha la necessità della visita di un presbitero, ricordandoci che siamo ‘sulla stessa barca’. Non dobbiamo fare grandi cose: il dono grande è portare Gesù. Rimettiamo l’umanità al centro, come ci ha insegnato lui, facendosi uomo”. In chiusura ha citato Enzo Bianchi, fondatore della Comunità monastica di Bose: “Ciò che è autenticamente umano è autenticamente spirituale […] Criterio dell’autenticità spirituale è il rispetto della verità dell’umano”.

Al termine della relazione i ministri si sono suddivisi in gruppi per un confronto sui tre punti proposti secondo il metodo della “conversazione nello Spirito“, opportunità anche per condividere esperienze pastorali. È emersa la consapevolezza della responsabilità del dono grande e, nonostante alcune difficoltà, l’importanza della prossimità fisica e della cura delle relazioni, anche con le famiglie delle persone inferme e i parroci.

“Tutti siamo fragili ma continuiamo a ricevere qualcosa di cui siamo testimoni: la grazia del Signore che abbiamo ricevuto – ha affermato dom Gazzera – Le persone fragili e bisognose che incontriamo hanno il volto del nostro Dio“.

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Piotr Zygulski 20 Luglio 2026 - 15:24