Savona. Negli ultimi anni il calcio provinciale ha subito diverse trasformazioni, come i fallimenti del Savona, ora fusosi con il Legino, e la cessazione delle attività di Bragno, Borgio Verezzi e Vadese. In mezzo a queste crisi societarie c’è chi resiste: l’Unione Sportiva Letimbro, associazione operante insieme alla Parrocchia San Bernardo e che nel 2026 celebra l’ottantesimo anno di storia.
Il club nacque l’8 dicembre 1945 nella frazione Santuario dalle ceneri di un oratorio bombardato dagli Alleati, che stavano cercando una base segreta tedesca. La prima iscrizione in Terza Categoria fu tra gli anni ’60 e ’70. In passato offriva una gran varietà di sport: dal calcio all’atletica, dalle bocce al ciclismo.
Nel 2021 per motivi economici si è divisa: l’Unione Sportiva Letimbro, che promuove anche attività extrasportive, e l’Unione Sportiva Letimbro 1945, che gestisce il settore calcio. L’ultimo campionato professionistico è stato disputato nella stagione 2024-2025. Il Nuovo Letimbro ha intervistato i copresidenti Simone Botta e Antonio Vitiello.
Qual’è stata la più grande rivalità sportiva?
Vitiello: “Quella con lo Speranza, che prima si chiamava Lavagnola 78, era un derby perché condividevamo il campo Augusto Briano, gestito da loro e dedicato ad un attore di spicco della nostra compagnia teatrale”.
Qual è stato il momento più importante del club?
Vitiello: “Di sicuro la promozione in Prima Categoria nella stagione 2015/2016 e la storica vittoria contro il Savona il 4 dicembre 2022: quell’anno siamo stati i primi a batterlo nel girone B di quella divisione”.
Botta: “Un atto simbolico fu quando il dirigente Celestino Pugliaro e il consigliere comunale Augusto Briano edificarono il monumento ai caduti nei pressi della Chiesa di San Bernardo. Briano fu anche fondamentale per l’acquisizione dei terreni e la costruzione del campo sportivo”.
Perché avete interrotto l’agonismo anziché realizzare una fusione con un’altra squadra?
Botta: “Per mantenere la propria identità, visto che la Letimbro aveva un gruppo molto solido e unito fra dirigenti e giocatori. Questo club era composto solo da volontari ed era senza scopo di lucro, ciò che reggeva il tutto era lo sponsor. Oggi se non hai grandi quantità di fondi o non ottieni successi in poco tempo diventa difficile mantenere una squadra piccola”.
Vitiello: “Un anno fa c’era stata una possibilità di fusione con lo Speranza ma alla fine non c’erano i presupposti per farla. Ciononostante è stato meraviglioso e un grande onore giocare la nostra ultima stagione allo Stadio Valerio Bacigalupo mentre si stavano ultimando i lavori al nostro a Santuario”.

Oggi si è perso quel calcio romantico e di quartiere che la Letimbro ha rappresentato?
Botta: “Sicuramente ci sono più difficoltà a collaborare e integrarsi in un club, soprattutto dopo la pandemia da Covid-19. I ragazzi scelgono le squadre in base alla vicinanza a casa o a dove vanno i propri amici e questo dà origine al fallimento delle società”.
Vitiello: “Gli ingaggi dei calciatori sono troppo elevati rispetto al livello delle categorie e purtroppo gli sponsor non erogano cifre abbastanza alte per compensare le spese di un club. Inoltre si sente la nostalgia di quelle giornate che univano insieme gli abitanti della comunità”.
Avete portato avanti progetti di inclusione sociale grazie allo sport.
Botta: “Ne sono molto orgoglioso, anzi ho un po’ di timore a non riuscire a dare continuità ad una società con così tanta storia”.
Vitiello: “Circa quattro anni fa abbiamo inserito nello staff ragazzi con disabilità grazie all’aiuto del nostro giocatore Luca Ottonello e al mister Maurizio Lima. L’importante è guardare al domani con un obiettivo: non vivere solo di ricordi ma crearne di nuovi”.
La vostra storia parla anche di attività culturali: un esempio?
Vitiello: “La compagnia teatrale, oggi non più attiva, creata da giovani salvati dai campi di prigionia nel salone dell’asilo Carlevarini. I ragazzi facevano anche concertini come intermezzo, partecipavano a concorsi e trasportavano tutto il materiale su un carro. Nel ’50 nel complesso di San Bernardo fu costruito il teatro, dove rappresentavano tragedie e commedie in dialetto ligure con l”impronta’ di Gilberto Govi“.

