Savona. Nel primo pomeriggio di sabato don Giuseppe Noberasco ha iniziato il suo ministero nella parrocchia di San Giuseppe, nell’Oltreletimbro, facendo il suo ingresso con la messa presieduta dal vescovo della Diocesi di Savona-Noli Calogero Marino.
Il nuovo parroco manterrà la titolarità di Sant’Ambrogio in Legino e l’insegnamento di Teologia nella Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale a Milano e presso il Seminario Arcivescovile Benedetto XV a Genova.
Nato a Savona il 13 marzo 1963 e ordinato il 9 maggio ’92, don Noberasco sostituisce don Gabriele Semeraro, guida spirituale della comunità per due anni e il quale ha chiesto un tempo di riflessione e discernimento vocazionale.
“Ringrazio il Vescovo per la fiducia e tutti voi per l’accoglienza – ha detto durante la celebrazione eucaristica, rivolgendosi ai presenti – Sono un po’ emozionato perché questa è l’ennesima parrocchia in cui faccio il mio ingresso: è sempre un’avventura nuova che inizia e c’è un po’ di tensione emotiva. Per il mio ingresso ho pensato al brano in cui Geremia dice ‘Tu mi hai sedotto, Signore’. Tutti possiamo dirlo perché, ognuno con la propria vita, siamo stati sedotti da Lui, dalla bellezza della Sua presenza e delle Sue parole. Sentiamo che il Vangelo è una cosa bella da seguire.”
“Non vorrei sembrare ‘pretesco’, retorico, però se ci pensate bene non lo è – ha aggiunto – Se portiamo nel cuore l’incontro con la bellezza del Signore prima di tutto sappiamo incontrare il nostro quartiere e chi vi abita. La Parrocchia di San Giuseppe è radicata nel quartiere, ed è una cosa importante, ma stare in un quartiere significa non sentirsi superiori e voi lo state facendo. Significa essere innamorati di un Cristo che è anche nelle persone che in chiesa non vengono ma sono ‘in gioco’ con Dio e viceversa.”
“Non vengo qui come prete e parroco a dettare legge ma nello spirito di comunione della nostra Chiesa, per animare lo spirito di collaborazione – ha tenuto a precisare don Noberasco – Penso che lo stiate già facendo e che continueremo a farlo insieme. Prima del mio arrivo c’erano molte preoccupazioni su cosa farò o come farò avendo già un’altra parrocchia: decideremo insieme ogni cosa confrontandoci come in una famiglia, condividendo le gioie e i problemi. Avete dovuto cambiare tanti parroci in così poco tempo: prego il Signore che questo cammino sia fecondo, aperto al nuovo e allo stesso tempo raccolga le ricchezze che i miei predecessori hanno saputo donare.”

“I riti di passaggio sono sempre significativi nella vita di ciascuno di noi, come lasciare la casa natale, diventare grandi, cambiare lavoro, ma anche in quella di una comunità, come la vostra – ha detto invece monsignor Calogero Marino durante l’omelia – La Parola di Dio ci richiama alla Pasqua, che è un passaggio: oggi è Pasqua anche per i passaggi a cui la vostra comunità è stata costretta in questi anni, forse troppo rapidi.”
“I passaggi attivano sentimenti: gioia, paura, preoccupazione, speranza. Emozioni che portate nel cuore voi e anche don Giuseppe, al quale siamo grati per aver accettato la proposta di diventare parroco qui – ha proseguito – Così come lo siamo a don Gabriele, che è stato pastore buono in questi anni e per il quale preghiamo, affinché il cammino che ha scelto gli faccia incontrare la pienezza della gioia che ha vissuto con i suoi parrocchiani.”
“La parrocchia non è un’azienda che eroga servizi religiosi e neanche un centro sociale ma una fraternità in cui insieme si ascolta la Parola e nello spezzare il pane dell’eucaristia si cerca di ritrovare uno sguardo ‘altro’, alternativo, sulla vita – ha tenuto a precisare – Preghiamo per don Giuseppe perché faccia dono della sua vita a voi e al Signore. Ciò vale per ciascuno di noi: essere una piccola fraternità che, ascoltando la Parola e spezzando il pane, trova la via della gioia nella forma del dono della vita.”
“Questo sguardo sulla vita non deve essere imposto dall’esterno ma va riconosciuto – ha concluso monsignor Marino – Dio è nelle vostre case, nel vostro quartiere: si tratta di riconoscere la Sua presenza e accoglierla come la gioia e speranza della nostra vita.”





