LETTERATURA

“Il viandante e Francesco”: la fede dà “Scacco Matto” alla sfortuna

Terzo posto per il racconto di Carlo Marchesano al premio "Benabe" dei Cappuccini

"Il viandante e Francesco" di Carlo Marchesano

Savona. Alla cerimonia del quinto premio letterario nazionale “Benabe. Cuore a Cuore Memorial Padre Umberto Vallarino”, promosso dai Frati Minori Cappuccini, Carlo Marchesano si è classificato al terzo posto per “Il viandante e Francesco”. Un dialogo originale sul gioco degli scacchi, di cui è appassionato e che diventa metafora della vita grazie ai consigli nientemeno che di san Francesco d’Assisi.

Nel racconto il viandante spiega al “poverello” come la strategia e la tattica degli scacchi si applichino alla vita, definendo la prima come “la direzione del nostro cammino” e la seconda come “le azioni da mettere in atto per realizzarlo”.

“Per un cristiano la ‘strategia’ non è un piano di conquista ma la direzione spirituale del cammino: il mandato evangelico dell’amore verso il creato e della fratellanza universale – asserisce Marchesano – Le ‘tattiche’ sono i gesti quotidiani, concreti e faticosi mediante cui tale amore si incarna: l’accoglienza degli ultimi, la gratuità, il saper tendere la mano. Per un cristiano strategia e tattica significano fare in modo che la fede non resti un’idea astratta ma diventi un’azione quotidiana per dare ‘Scacco Matto‘ alle avversità della vita.”

De “Il viandante e Francesco” la giuria del premio ha apprezzato “lo sguardo pulito, libero da sentimentalismi o retoriche d’archivio, capace di raccontare un uomo che non porta pesi materiali ma la responsabilità immensa dell’annuncio della pace”.

L’autore

Dopo anni di attività nella 3M di Ferrania, che gli sono valsi il titolo di Maestro del Lavoro, dalla chimica industriale l’autore è passato alla “chimica della parola” – così la definisce lui stesso – cercando “una seconda strada per rendersi utile ai giovani” e dedicandosi alla scrittura di favole per bambini.

Marchesano è l’ideatore del progetto educativo “Scacchis in fabula“, nato dalla profonda convinzione che la scrittura debba agire con la stessa morale degli scacchi. “Una riflessione attenta, geometrica, silenziosa e capace di muovere i pezzi della memoria per cercare un equilibrio e una pace comune – spiega – Il percorso si snoda deliberatamente nel triennio 2024-2026, denso di ricorrenze storiche per ancorare la narrazione a radici reali.”

Lo scopo è “tradurre la rigidità delle regole della scacchiera in narrazioni originali e universali, portando la storiografia quotidiana e il valore della riflessione tra i giovani, affinché imparino l’arte del tempo e del rispetto reciproco”.

Garri Kasparov ha definito gi scacchi “lo sport più violento che esista”, invece san Francesco è definito universalmente come il santo della pace. Secondo Marchesano “Non c’è contraddizione in ciò ma un profondo e drammatico rispecchiamento. Il pensiero di un campione del mondo che aspira al titolo assoluto e a difenderlo nel tempo fra mille tensioni geopolitiche e imprevisti mondiali richiede un’intensità mentale talmente esasperata da diventare un cortocircuito”.

“Il traguardo obbligato della vittoria trasforma le mosse sulla scacchiera in vere e proprie battaglie personali, guerre psicologiche, ma la vita reale è diversa – aggiunge – Nel gioco, per porre fine alla guerra, basta rimettere Re e Fanti nel sacco, nella quotidianità ritrovare la pace non è così immediato perché spontaneo.”

L’idea di unire gli scacchi a Francesco è venuta per ribaltare questa logica del conflitto: “Il santo d’Assisi non predicava una pace passiva ma una tregua profonda basata sul deporre le armi per riconoscersi fratelli – è il pensiero di Carlo Marchesano – ‘Scacchis in Fabula’ vuole insegnare proprio questo: trasformare lo scontro in incontro cercando l’armonia dell’equilibrio e il valore del reciproco ascolto, unici elementi capaci di disinnescare la violenza del mondo”.

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Ivano Lusso 29 Ottobre 2026 - 17:40