ARTE E DEVOZIONE

Giovanni Battista Carlone e il “Martirio di San Lorenzo” a Cogoleto

Testimonianza della pittura genovese del '600 tra identità locale e patrimonio culturale

Il "Martirio di San Lorenzo" di Giovanni Battista Carlone

Cogoleto. Nell’Oratorio di San Lorenzo è conservato, presso l’altare, un imponente dipinto raffigurante il “Martirio di San Lorenzo”, una tela di quasi tre metri di altezza che costituisce un’interessante testimonianza della pittura genovese del Seicento nel territorio ligure.

L’opera, dipinta a olio su tela e delle dimensioni di 296,5 × 196,5 cm, è datata al secondo quarto del XVII secolo, tra il 1630 e il 1640, ed è attribuita a Giovanni Battista Carlone (Genova, 1603 circa – Parodi Ligure, 1684 circa). Lo storico dell’arte Piero Donati ha attribuito la tela all’artista, collocandola in una fase particolarmente significativa della produzione del pittore genovese.

Giovanni Battista Carlone apparteneva ad una famiglia di artisti originaria di Rovio, nel Canton Ticino, stabilitasi a Genova già alla metà del Cinquecento. Secondo le fonti, arricchì la propria formazione attraverso esperienze a Roma e Firenze, per poi svolgere gran parte della sua attività nell’ambiente genovese.

Fu uno dei protagonisti della grande decorazione ad affresco, lavorando in importanti edifici cittadini, ma realizzò anche numerosi dipinti su tela sia di soggetto religioso sia profano.

La composizione

La sua pittura si distingue per il naturalismo, la vivacità dell’azione e la capacità narrativa. Le figure sono spesso colte nel momento dell’azione e i gesti, gli sguardi e la disposizione dei personaggi contribuiscono a rendere immediatamente comprensibile l’episodio rappresentato. Nel “Martirio di San Lorenzo” la scena segue un andamento diagonale che appartiene ad una lunga tradizione della pittura dedicata ai martiri. La disposizione delle figure guida lo sguardo dalla dimensione terrena del supplizio verso quella superiore e trascendente.

La parte inferiore della tela è dominata dall’azione: san Lorenzo, collocato al centro del dramma, è circondato dai carnefici, mentre intorno si dispongono dignitari e altri personaggi. Il movimento della composizione conduce progressivamente verso l’alto, dove la violenza della scena terrena lascia spazio alla dimensione celeste. Nella parte superiore compaiono la colomba dello Spirito Santo e le figure dei santi StefanoChiara ed Erasmo. Il rapporto tra i due livelli della composizione trasforma così il martirio da semplice rappresentazione di una morte violenta in una scena di fede e di salvezza.

La gestualità dei personaggi e la loro disposizione nello spazio contribuiscono a costruire un vero e proprio racconto per immagini. È proprio questa capacità di rendere l’episodio sacro concreto, dinamico e immediatamente comunicativo uno degli aspetti più caratteristici della pittura di Carlone. Su questo aspetto è significativo il confronto con gli studi di Lauro Magnani nel saggio “Giovanni Battista Carlone, martirii e ‘osservanza della natura’ nella cappella di San Clemente all’Annunziata del Vastato”, pubblicato nel 2021.

L’Oratorio San Lorenzo a Cogoleto

San Lorenzo e i santi di Cogoleto

La scelta dei personaggi presenti nella tela contribuisce a collegare la vicenda del santo alla realtà religiosa di Cogoleto. Accanto a san Lorenzo compaiono infatti i santi Stefano, Chiara ed Erasmo, la presenza dei quali sembra riflettere devozioni particolarmente significative per il territorio.

Secondo la scheda del Catalogo Generale dei Beni Culturali, santo Stefano era venerato localmente anche in relazione alla tradizione dei cavatori di calcare; santa Chiara era invocata come protettrice in un territorio esposto al pericolo delle incursioni saracene; sant’Erasmo era invece tradizionalmente legato alla protezione dei marinai.

La tela riunisce così diverse figure della devozione locale all’interno della scena del martirio, trasformando il racconto di San Lorenzo in un’immagine capace di parlare direttamente alla comunità che la contemplava.

I pentimenti di Carlone e il processo creativo

Uno degli elementi più interessanti dell’opera è emerso durante il restauro, che ha permesso di individuare numerosi pentimenti, cioè modifiche apportate dall’artista nel corso dell’esecuzione. L’artista ripensò la posizione di alcuni santi, di san Lorenzo e del carnefice; inserì inoltre una figura nella zona centrale della composizione e modificò una colonna della statua di Ercole collocata nella parte superiore del dipinto.

Questi interventi permettono di seguire, almeno in parte, il processo creativo dell’artista. Il Carlone non definì quindi la composizione in ogni dettaglio fin dall’inizio, ma la modificò durante l’esecuzione, cercando un equilibrio più efficace tra figure, gesti e organizzazione dello spazio.

L’Oratorio San Lorenzo a Cogoleto

Il “Martirio” e la storia di Cogoleto

Il valore del “Martirio di San Lorenzo” non riguarda però soltanto la storia dell’arte. La tela è infatti strettamente legata al luogo in cui è conservata e alla storia della comunità. L’Oratorio di San Lorenzo non fu soltanto uno spazio destinato alla devozione, ma ebbe anche una funzione nella vita civile di Cogoleto. Come documentato nel volume “Storia e arte a Cogoleto. Studi in occasione del Millenario 1023-2023”, pubblicato nel 2025, proprio nell’oratorio si riunì nel Seicento il parlamento dei capifamiglia e vennero eletti i rappresentanti della popolazione e gli ufficiali di bailìa.

La presenza del dipinto va quindi letta all’interno di un contesto in cui religione, vita comunitaria e dimensione civile erano profondamente intrecciate. L’immagine del martirio non era semplicemente un’opera destinata alla contemplazione estetica, ma faceva parte di un luogo vissuto dalla comunità e caricato nel tempo di significati religiosi e sociali.

Un ruolo importante nella conservazione e nella valorizzazione di questo patrimonio è svolto dalla Confraternita di San Lorenzo Martire di Cogoleto, a cui si deve anche la custodia della memoria storica e devozionale legata all’oratorio. La presenza della tela di Carlone acquista così un significato che va oltre il suo valore artistico: attraverso l’opera, il luogo e la comunità che ancora oggi lo custodisce, rimane leggibile una parte della storia religiosa, sociale e culturale di Cogoleto.

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Lorenzo Bisio, storico dell'arte 29 Agosto 2026 - 16:09