A 650 anni dal passaggio di santa Caterina da Siena da Varazze domenica 26 aprile dalle ore 15:30 la città ligure celebrerà la sua patrona con il consueto corteo storico, a cura dell’Associazione Culturale Sacre Rappresentazioni di Caterina da Siena. Per entrare nel cuore più spettacolare e partecipato delle celebrazioni, quello legato alla rievocazione storica, abbiamo incontrato Bianca Caniggia, coordinatrice del corteo, uno degli appuntamenti più attesi del programma.
Tra costumi d’epoca, scenografie e il coinvolgimento dei rioni, l’evento rappresenta un momento capace di unire tradizione, fede e partecipazione popolare, restituendo alla città un’immagine viva della propria storia. Con lei abbiamo approfondito il lavoro che si cela dietro il corteo storico e il significato che assume oggi per la comunità.
Cosa significa coordinare un evento così importante?
“È una grande responsabilità che mi è stata affidata dai due esponenti storici Giuseppe Massone, per la parte storica, storiografica e culturale, e Anita Vallino, per quella artistica (costumi, scenografie, recitazione). Grazie a loro la rappresentazione sacra ha ottenuto il formato attuale e sempre a loro il merito di averlo saputo codificare in una tradizione tutt’oggi presente. L’onore e l’onere di coordinare questo evento è sia un atto di devozione per la santa sia un atto di riconoscenza e affetto per queste due persone che per me sono state maestri e amici.”
Quanto è fedele il corteo agli eventi del 1376?
“Gli eventi che rappresentiamo sono ricreati da documentazione cartacea e rintracciabili anche presso l’archivio storico della città di Varazze.”
Quali momenti del passaggio di santa Caterina da Siena vengono rappresentati?
“Alcuni degli eventi più significativi della vita della santa, scelti tra i tanti possibili, con due che riguardano nello specifico Varazze: il miracolo della guarigione dalla peste di una bambina e quello in cui la ‘Mantellata Senese’ indica ai cittadini riconoscenti il luogo dove edificare un santuario dedicato alla SS. Trinità, affinché non tornasse più il flagello della peste. In aggiunta chiese l’edificazione di un convento per i domenicani, essendo il nostro borgo la terra natale del beato Jacopo.”
Come si è evoluto negli anni il corteo?
“Nasce come rappresentazione sacra, svolta in piazza, che poi si muoveva verso luoghi dove si ripetevano le scene. La modifica più importante è il passaggio da un evento vissuto da ragazzini dai 10 ai 14 anni circa ad un sistema in cui ognuno possiede un ruolo. Oggi i figuranti sono persone di tutte le età, che interpretano a secondo dell’occasione un anziano, un bimbo, una guardia. C’è spazio per tutti, posta la buona volontà. Nel 1998 è stato introdotto un gruppo in cui è rappresentato il beato Jacopo da Varagine nell’atto di portare la pace tra le fazioni genovesi in lotta. Ciò per ricordare che se santa Caterina è passata da Varazze è in riconoscenza dell’autore della ‘Legenda Aurea’.”
Quante persone sono coinvolte nella preparazione?
“Sul piano organizzativo parliamo di circa 50 persone, invece per il numero dei figuranti e delle persone interessate a vario titolo superiamo le 500 unità.”
In che modo il corteo coinvolge le nuove generazioni?
“È una tradizione importante che vede sempre una notevole partecipazione di pubblico locale e non, incuriosito dalla rappresentazione in sé ma anche dai costumi e dalla possibilità di vedere parenti e amici impegnanti. Si tratta anche di un momento di aggregazione, molti dei figuranti sono storicamente legati al gruppo di appartenenza nel corso di diversi anni. Non è inusuale che i figli dei ‘vecchi’ figuranti seguano le loro orme.”
Un momento particolare che l’ha emozionata?
“In generale è difficile non emozionarsi, anche dopo tanti anni, nel rivedere queste rappresentazioni ritornare per le nostre strade. Sono tanti i ricordi e le emozioni. Nel gruppo del miracolo della bambina guarita dalla peste inizialmente si andava ad usare un bambolotto. Un anno ho avuto la fortuna di avere io stessa una bimba molto piccola: insieme abbiamo recitato la scena in cui santa Caterina libera la bambina dalla peste per la prima volta con attori reali. La bambina è stata brava a recitare e tanta fu l’emozione di tutti noi, che davvero molti nel pubblico, come Anita Vallino, si sono sinceramente commossi.”
Che futuro vede per l’iniziativa?
“Il mio augurio è che, grazie ai nuovi giovani capogruppo subentrati negli anni, sia possibile continuare questa tradizione che certamente richiede tempo e impegno. Spero sinceramente che rimanga impressa l’impronta che abbiamo voluto dare alla rappresentazione sacra. Sono fermamente convinta che non debba mai mancare l’essenziale: l’amore per santa Caterina. È il vero ‘carburante’ che ci ha portato dove siamo oggi. Il corteo storico resta uno dei simboli più vivi di Varazze, capace di unire generazioni nel segno della tradizione e della devozione.”