Savona. Ogni anno a partire dal 2003 l’Archivio Storico e Biblioteca della Diocesi di Savona-Noli elabora un progetto per il restauro di documenti antichi conservati nella sua struttura. La maggior parte delle volte si tratta di opere in cattivo stato di conservazione, ad esempio registri parrocchiali, pergamene e testi “sciolti”. Dal 2027 l’Archivio inizierà la schedatura archivistica, avendo aderito al progetto CEI Ar.
Di recente l’Archivio Storico diocesano ha accolto un lotto di registri parrocchiali provenienti dalle comunità San Martino Vescovo in Carbuta (Calice Ligure) e San Lorenzo Martire nelle frazioni di Orco Feglino e restaurati dalla ditta Ars Libraria di Rosy Lamera grazie a fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica. “A differenza degli enti pubblici non abbiamo l’obbligo di indire una gara d’appalto, quindi possiamo rivolgerci anche allo stesso restauratore, che da parecchi anni è Ars Libraria”, spiega l’archivista Massimiliana Bugli.
“Prima di essere spostati nell’Archivio Storico diocesano i documenti di volta in volta oggetto di restauro sono conservati nelle rispettive parrocchie – aggiunge – Alcuni arrivano in buono stato di conservazione, perché tenuti lontani dall’umidità e dall’esposizione al sole, altri erano in soffitte o stanze buie e piene di umidità, altri ancora danneggiati da alluvioni, come avvenuto con alcuni testi provenienti da Quiliano”.
I danni maggiori riscontrati nel lotto in questione sono stati quelli causati dall’umidità (i documenti emanavano il tipico odore di liquirizia) e dai cosiddetti pesciolini d’argento (nome scientifico Lepisma saccharina), piccoli insetti privi di ali, ricoperti di scaglie argentee e lucenti e dal movimento fluido che ricorda il nuoto. Tali insetti non sono pericolosi per l’uomo ma provocano danni considerevoli ai documenti cartacei, arrivando a distruggere grosse porzioni di fogli, e sopravvivono in presenza di umidità e fessure in cui nascondersi.
“Tra i documenti restaurati c’è un registro dei defunti, databile tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800 e la cui coperta in pergamena è stata rifatta – spiega ancora Bugli – Un altro registro molto interessante è quello delle cresime, prodotto tra la fine dell’800 e la prima metà del ‘900 e che ha una particolare coperta che andava di moda all’epoca. Questo tipo di registri non sono consultati spesso ma era importante restaurarli proprio per il loro stato di conservazione non ottimale.”