Recentemente a Roma Leyla Ziliotto, scrittrice ed ex sportiva genovese che per anni ha militato in società savonesi, è stata insignita del titolo di “Ambasciatrice di Pace” dall’ACMID Associazione della Comunità Marocchina in Italia delle Donne, in prima linea per il sostegno alla legalità e alla tutela dei diritti femminili.
Il riconoscimento celebra i meriti sociali e civili della sua produzione letteraria, in particolare la capacità di “mettere la scrittura al servizio della persona e della tutela dei diritti fondamentali”, si legge nella motivazione. Il romanzo d’esordio “Mia madre mi odia” offre una riflessione sulle dinamiche e i legami familiari, la raccolta poetica “Romanna” difende la memoria storica e la valorizzazione delle radici.
Premiata con tre Medaglie al Valore atletico, Ziliotto ha legato il proprio nome alle bocce vestendo le maglie de La Boccia Savona, della Letimbro e de La Boccia Carcare e diventando nel 2011 la prima campionessa italiana individuale. “Romanna” vanta la prefazione dell’ex presidente CONI Giovanni Malagò e contiene una dedica al suo storico allenatore savonese Renzo Palmieri, scomparso nel 2020.
Che significato ha il riconoscimento per Lei?
“È una grande emozione il conferimento a Roma, cui sono profondamente legata, e durante le celebrazioni per il 900° anniversario della nascita del filosofo Averroè, pilastro del dialogo culturale. Essere scelta da realtà come ACMID-Donna è un attestato di stima immenso e conferma che la cultura può e deve essere strumento concreto di impegno civile.”
“Mia madre mi odia” racconta di una figlia che si rifugia dai nonni, “Romanna” della nonna sfollata della guerra. Perché nella sua idea di famiglia vincono i nonni?
“Incarnano l’amore incondizionato, la stabilità, la salvezza. Spesso i rapporti tra genitori e figli sono segnati da conflitti o incomprensioni, come in ‘Mia madre mi odia’. In un contesto di fragilità i nonni diventano il porto sicuro: non giudicano ma accolgono, proteggono e offrono quel rifugio affettivo di cui un figlio ha disperatamente bisogno per crescere e non perdersi. Allo stesso tempo sono i custodi della memoria e della resilienza. Mia nonna Anna rappresenta una generazione che ha affrontato la guerra e lo sfollamento ricostruendo la vita mattone dopo mattone senza perdere l’umanità. I nonni sono le radici profonde: senza non potremmo avere rami forti per guardare al futuro. Il loro amore è un’eredità che resta per sempre, capace di superare tempo e difficoltà.”

È stato detto che uno scrittore è destinato a riscrivere sempre lo stesso libro: è vero?
“Ogni scrittore ha un’ossessione profonda, un nucleo di temi e valori che sente il bisogno viscerale di esplorare da angolazioni diverse. Cambiano personaggi, ambientazioni e stili ma il cuore pulsante della ricerca resta identico. Nel mio caso il filo conduttore è il riscatto umano grazie all’amore, la memoria e l’ascolto. Che si tratti di superare un trauma familiare o di onorare le radici storiche di chi ha vissuto la guerra, scrivo per dare voce alle fragilità e cercare la luce nelle difficoltà. In questo senso si riscrive sempre lo stesso libro: una continua ricerca di verità, giustizia e pace interiore che cerco di trasmettere attraverso sfumature diverse.”
Com’è il suo legame con Savona e lo sport?
“Viscerale e profondo, vi sono cresciuta come atleta e in parte come persona. Ricordare gli anni passati a gareggiare mi riempie di orgoglio. Il mio primo titolo di campionessa italiana individuale è indimenticabile. Un ricordo legato alla Letimbro rappresenta il vero manifesto del mio percorso: ho vinto nei giorni della maturità e sono tornata al liceo a dare l’esame fiera, con la medaglia al collo. È stato il mio primo vero segno di impegno e resilienza, la dimostrazione pratica di come si possano conciliare studio e agonismo. Lo sport è stato una grande scuola che mi ha insegnato disciplina, rispetto e determinazione. Savona è il palcoscenico di questi valori e il luogo in cui ho costruito i ricordi sportivi più preziosi.”