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Il sorriso di Sara, da carmelitana scalza ad “eremita nel mondo”

"Il vero abito religioso è il modo in cui si vivono la vita e i voti nella quotidianità"

Finale Ligure. Donna consacrata, psicologa, podcaster, scrittrice: Sara Nicolini è tante cose, eppure la sua è una vita di semplicità non comune e gioia contagiosa. Di origini venete, quarantasette anni, di cui venti trascorsi da carmelitana scalza (è entrata in monastero intorno ai 24), da due e mezzo opera come “eremita nel mondo” nella frazione Perti, dove vive la sua spiritualità senza indossare l'”abito” e secondo una peculiare regola religiosa.

Parallelamente lavora come psicoterapeuta sistemico relazionale. Si è laureata in Psicologia Clinica e di Comunità all’Università degli Studi di Padova e specializzata presso il Centro Milanese di Terapia della Famiglia con il massimo dei voti e la lode. Segue in presenza o videochiamata singoli, coppie, bambini e adolescenti. Lo scopo delle sue terapie è garantire un benessere psichico al fine di vivere in pienezza e con equilibrio le relazioni interpersonali.

Cura il blog “Uno sguardo” e il podcast “Pillole di spiritualità” su YouTube e Spotify, da cui ha tratto il suo primo libro “La creatività del per-dono”, pubblicato da Effatà Editrice nella collana “Il respiro dell’anima” e che affronta il tema del perdono come via di guarigione interiore e pacificazione profonda.

Sara Nicolini

Sara, perché questa scelta di vita a Perti?
“È maturata dopo un anno di discernimento, accompagnato dal vescovo Calogero Marino, il quale mi ha indicato il posto in cui vivere in silenzio e solitudine e capire cosa il Signore mi chiamava a fare e dove la vita mi stava portando dopo vent’anni da consacrata con le Carmelitane. Sono stata sette anni a Cogoleto e precedentemente a Milano, in Veneto, a Torino e due mesi in missione in Centrafrica.”

Com’era nata la tua vocazione e perché proprio carmelitana?
“Credo in itinere, frequentavo una parrocchia viva, con tanti giovani, anche sacerdoti. Due esperienze mi hanno ‘toccato’ e spinta alla scelta. Una è stata la Giornata Mondiale della Gioventù del 2000: la frase di Giovanni Paolo II ‘Se è la felicità che cercate, è Gesù che cercate’ mi ha accompagnata nel discernimento. L’altra la missione in Madagascar, con una carmelitana molto carismatica e dove ho sperimentato la presenza di Dio nei poveri. Inoltre leggere la vita di santa Teresina mi ha scaldato il cuore.”

Oggi vivi secondo una tua regola: si può essere suore anche senza l’abito.
“Si può essere consacrate e con i voti di povertà, castità e obbedienza senza indossare un abito. L’abito è soprattutto interiore: c’è sì quello esteriore ma l’abito è l’abitus, cioè come si vivono la vita e i voti nella quotidianità del mondo.”

Sara Nicolini (a sinistra)

Come hanno reagito i tuoi cari alla decisione di diventare suora prima ed eremita poi?
“Non è stato facile! Dopo la laurea in Psicologia ho detto loro che volevo prendere i voti e, nonostante i miei genitori siano credenti, soprattutto mia madre, la reazione è stata forte. Il tempo cura tante cose, i genitori reagiscono ma quando vedono che la tua scelta ti rende serena la accolgono. La seconda l’hanno vissuta accompagnandomi con una consapevolezza diversa e l’hanno anche apprezzata, sempre per il fatto che mi vedevano serena.”

Com’è la tua giornata tipo?
“Comincia al mattino presto nella cripta della Chiesa Sant’Eusebio o a casa con la Parola di Dio e la meditazione silenziosa che propongo anche alla gente del posto. Inizio a lavorare, perché non essendo più nella congregazione mi devo mantenere, certi giorni insegno Psicologia dai Carmelitani di Arenzano. Faccio marmellate con la frutta del posto, scrivo per passione, coltivo l’orto e ascolto tanto le persone: la mia giornata è fatta soprattutto di ascolto. La sera si chiude di nuovo con la preghiera.”

Sara Nicolini (a sinistra)

Com’è venuta l’idea del libro e perché leggerlo?
“Durante il discernimento sentivo l’urgenza di prendere le distanze dalle cose e ho scritto per me lettere immaginarie ad una persona reale, Giusi. Vedevo che il tutto aveva un senso e così ha preso forma il libro, che è rivolto a chi vive momenti di buio e smarrimento, non capisce più dove sta andando e soprattutto ha bisogno di perdonare se stessi e gli altri. Non a caso la parola ‘Per-dono’ è scomposta: il perdono è un passaggio dalla rabbia e dalle ‘ferite’ alla scoperta che la vita può essere riletta per un dono più grande.”

Com’è il rapporto con i perticesi?
“Mi hanno accolta benissimo, è stata una bella scoperta! Sono persone semplici, una comunità piccola ma attiva e che si aiuta, come quelle di una volta. La maggior parte degli abitanti sono contadini che coltivano i prodotti della terra ma si mettono in gioco e in cammino: quando propongo loro cose nuove rispondono molto bene.”

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Simone D'Angelo - Aldo Giachello 17 Luglio 2026 - 17:00