DIOCESI

Francesca Porro, la “cacciatrice” dei frammenti di pergamena

Nell'Archivio Storico il suo tirocinio sugli antichi "riusi" per registri e libri

Savona. Presso l’Archivio Storico e Biblioteca della Diocesi di Savona-Noli la ricercatrice Francesca Christina Porro ha appena concluso un tirocinio durante il quale ha studiato e censito i frammenti pergamenacei riutilizzati nelle legature dei registri parrocchiali e dei libri antichi.

Lo stage è in ordine di tempo solo l’ultima tappa del suo percorso formativo scolastico e universitario. Dopo il liceo classico, Porro si è laureata in Filologia classica (curriculum Filologia bizantina) e diplomata in Archivistica a Genova. Attualmente frequenta un master proprio sui manoscritti e libri antichi presso l’Università degli Studi di Cassino e del Lazio Meridionale.

Da 5 anni lavora come archivista presso la Diocesi di Albenga-Imperia ed è autrice di articoli sulla filologia bizantina e del libro “Frammenti in legatura. Codici e documenti di reimpiego nell’Archivio Storico della Diocesi di Albenga-Imperia”, edito dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri. Di recente ha iniziato a collaborare insieme alla collega Sarah Pagano sia al progetto CEI-Ar sia al recupero dell’archivio storico del Seminario Vescovile, di cui il Nuovo Letimbro ha dato notizia in questo articolo.

“Il mio interesse generale è per il testo scritto, soprattutto codici e documenti medioevali: una passione nata all’università e poi sviluppatasi in archivi e biblioteche – spiega Francesca Porro – Nel caso del mio tirocinio presso la Diocesi di Savona-Noli ho studiato frammenti di fogli o bifogli strappati da codici medioevali e riutilizzati per rinforzare le legature dei registri parrocchiali e dei libri antichi delle biblioteche.”

“Era una pratica comune dal Medioevo all’epoca moderna inoltrata – approfondisce la studiosa – La pergamena aveva un costo molto elevato ma era un materiale durevole e resistente, per questo motivo era impiegato per rilegare i volumi. Conveniva utilizzare fogli di codici non più utilizzati e letti! Diverse sono le ragioni per cui i codici erano scartati e riutilizzati, ad esempio storiche: ad esempio il Concilio di Trento ha introdotto nuove norme nella liturgia che hanno causato lo scarto di un gran numero di codici liturgici. L’invenzione della stampa rese obsoleta gran parte dei manoscritti fino ad allora utilizzati.”

“Ci sono anche ragioni pratiche, come la perdita di interesse da parte dei lettori del tempo, il cattivo stato di conservazione o il fatto che alcuni manoscritti fossero vergati in una scrittura difficile da leggere – aggiunge l’archivista – Alcuni dei frammenti su cui ho operato non si trovano più conservati nella sede di riuso ma isolati: furono staccati in epoca a noi ignota ma dalle tracce materiali si può dedurre con facilità che fossero stati riutilizzati per rilegare volumi. Spesso si tratta di frammenti pregevoli, anche contenenti lettere miniate“.

“Nell’Archivio Storico diocesano è presente una grande varietà di frammenti liturgici, giuridici o filosofici e fogli di manoscritti librari – fa notare Porro – Lo studio da me condotto ha permesso di capire quali fossero i testi che circolavano nel territorio diocesano e facessero parte degli archivi e delle biblioteche nel Medioevo e dell’età moderna. Dunque può fornirci elementi importanti per ricostruire una parte della storia culturale della diocesi stessa.”

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Simone D'Angelo 29 Luglio 2026 - 10:31