
Savona. “Vorrei che il nostro anno pastorale fosse un tempo in cui ricostruire i legami prima ancora delle pietre”. È stato questo l’augurio espresso dal vescovo di Savona-Noli monsignor Calogero Marino durante l’omelia della Veglia per l’inizio dell’anno pastorale 2026-2027, tenutasi venerdì sera nella Cattedrale Nostra Signora Assunta con il titolo “Dare forma alla vita”.
“Dobbiamo avere a cuore l’uno degli altri, curare le relazioni prima ancora che offrire delle prestazioni religiose – ha aggiunto – Siamo una diocesi insieme bella e piccola ma i due aggettivi non sono alternativi. Vogliamo ancora scegliere di confidare nel Signore, riconoscendo che Lui è l’unica nostra forza.”
Monsignor Marino ha sottolineato che “Ricostruire, ripartire, ritessere le relazioni sono le cose che danno forma alla vita: non il delirio di onnipotenza di chi vuole costruire una torre che arrivi fino al cielo, un’impresa per diventare famosi, ma le relazioni, le vicinanze che quotidianamente possiamo esperire con il Signore e fra di noi. A noi è chiesto di scegliere se dare forma a noi stessi in modo autoreferenziale, a prescindere da Dio e dai fratelli, o alla nostra Chiesa.”
Dopo l’ascolto della canzone “Costruire” di Niccolò Fabi, si è tenuto il rito liturgico di ammissione tra i candidati all’ordine sacro del diaconato permanente del finalese Cesare Bernat e sono stati presentati i dieci nuovi Consigli delle zone pastorali, nati dopo il secondo Sinodo Diocesano.
“Diamo loro una forma più organica non per una organizzazione burocratica in più – ha tenuto a precisare monsignor Marino – So benissimo che oggi la parola ‘sinodalità‘ e ‘Consigli’ suona male e ci sembra burocratica, strutturale, noiosa: non è così dal mio punto di vista. È invece il tentativo di tessere relazioni che ci aiutino ad uscire dal nostro individualismo, qualche volta troppo piccolo, come quello della nostra parrocchia o vocazione.”
“‘Sinodalità’ non è soltanto l’incontro fra parrocchie ma ancor di più fra vocazioni e cammini diversi, intergenerazionali, interculturali – ha proseguito – ‘Sinodalità’ sono le differenze che costruiscono i muri portanti della Gerusalemme che è la Chiesa di Savona-Noli.”
Tra i compiti assegnati dal vescovo ai Consigli di Zona la proposta di percorsi unitari di formazione, in particolare per gli ambiti della pastorale che sempre più avranno rilevanza sovraparrocchiale (ad esempio la formazione dei catechisti, le pastorali giovanile e familiare, la testimonianza della carità, la cultura); una prima indicazione in ordine alle eventuali soppressioni o modifiche delle parrocchie; l’offerta di criteri ed eventualmente nominativi in vista delle nomine dei presbiteri.

Il vescovo ha poi consegnato la sua nuova lettera pastorale “Dare forma alla vita”, il cui titolo si ispira ad una una nota preghiera scritta dal monaco padre Giovanni Vannucci e che accompagnerà il cammino della Diocesi nei prossimi due anni.
“Il mio desiderio è che diventi un piccolo strumento di lavoro per le nostre comunità, il segno di un’ispirazione comune, di un sogno comune – ha auspicato monsignor Marino – ‘Dare forma‘ non è sinonimo di ‘formazione’, un sostantivo astratto che ci richiama troppi percorsi pedagogici, ma prendere in mano la propria vita affinché non sia eterodiretta.”
“Oggi il rischio è che altri diano forma alla nostra vita: di sicuro lo stanno facendo e neanche ce ne accorgiamo – ha ammonito il vescovo – Una piccola minoranza tecnocratica cerca di dare forma alla vita di ciascuno di noi e del mondo. Vogliamo resistere a questo paradigma tecnocratico: la nostra sia un’assemblea di resistenti che confidano e affidano al Signore la loro vita.”






