Nella sinagoga di Nazareth, Gesù, di sabato, si alzò a leggere il rotolo del profeta Isaia. “Gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato”. Queste parole di Gesù vengono dal profondo, dai quaranta giorni del deserto, esperienza per lui decisiva, grazie alla quale comprende ancor meglio il suo destino e il senso della sua vita, e oggi noi lo confessiamo con gioia: è Gesù il compimento di tutte le Scritture, è Lui il Cristo di Dio.
Il deserto – e ancor prima il Battesimo al Giordano – è decisivo per la consapevolezza filiale di Gesù, perché è da Lui vissuto nell’intimità silenziosa della preghiera. Non a caso alle provocazioni del Satana risponderà citando le Scritture. E la preghiera filiale sarà il filo d’oro che attraverserà tutta la Sua vita, fino all’ora della Croce, quando parteciperà a noi il Suo Spirito, e saremo consacrati con olio di letizia.
Proprio della preghiera, caso serio della fede, vorrei questa sera fermarmi per un momento a riflettere con voi, riprendendo quanto auspicavo nella mia Lettera di presentazione del Liber sinodalis: “sogno e spero che lo nostre Parrocchie diventino sempre più case e scuole di preghiera”. Anche la Visita pastorale che sto terminando mi ha confermato in quanto scrivevo: occorre ritrovare la via della preghiera! Non perché l’abbiamo perduta, ma per ritrovarne il senso e la bellezza. Non si tratta di moltiplicare le preghiere, ma di far nostra (pur nella grande distanza!) l’esperienza di San Francesco, del quale è detto nella Vita seconda di Tommaso da Celano: “non era tanto un uomo che prega, quanto piuttosto egli stesso tutto trasformato in preghiera vivente”.
Ma per non ridurci (tutti, grandi e piccoli) a recitare filastrocche, occorre riscoprire la dimensione interiore della vita. Faccio mie le parole di Papa Leone, rivolte ai seminaristi in occasione del loro Giubileo: “Ricordate bene l’invito di Sant’Agostino a ritornare al cuore, perché lì ritroviamo le tracce di Dio. Scendere nel cuore a volte può farci paura, perché in esso ci sono anche delle ferite. Non abbiate paura di prendervene cura, lasciatevi aiutare, perché proprio da quelle ferite nascerà la capacità di stare accanto a coloro che soffrono. Senza la vita interiore non è possibile neanche la vita spirituale, perché Dio ci parla proprio lì, nel cuore”.
Ecco, proprio questo talvolta temo. Che la nostra preghiera, personale e comunitaria, sia soltanto una recita, e non si radichi in una autentica vita interiore, che chiede silenzio, coraggio di sostare, ascolto, studio. Scriveva don Giuseppe Dossetti, invitando – in anni lontani e difficili – a una ricostruzione delle coscienze e del loro peso interiore: “la partenza assolutamente indispensabile oggi mi sembra quella di dichiarare e perseguire lealmente -in tanto baccanale dell’esteriore- l’assoluto primato della interiorità, dell’uomo interiore”.
Pensiamolo per un attimo: le figure davvero significative che incontriamo nel nostro cammino cristiano sono sempre uomini o donne, preti, laici, religiosi, magari molto diversi tra loro, ma comunque caratterizzati da una interiorità molto abitata. E’ questa che fa la differenza tra il fariseo e il pubblicano della parabola di Luca!
Ma voglio essere chiaro: la cura del proprio mondo interiore non è riservata ad alcuni, ma è a tutti possibile, a cominciare dai più piccoli. Provo a dirlo ai bambini e ai ragazzi presenti questa sera: spesso siete voi i nostri maestri, quando il vostro cuore è triste, magari per la malattia di un nonno, e allora pregate il Signore perché lo guarisca; o quando siete felici per aver fatto amicizia con un compagno nuovo, e allora ringraziate; o quando alzate lo sguardo verso un cielo stellato, e rimanete incantati, in silenzio; o quando -magari piccolissimi accompagnati alla mamma- avete mandato un bacio verso un’immagine della Madonna con in braccio Gesù. Ci siete maestri, quando la vostra preghiera nasce dalla vostra vita! È così per tutti: solo da un cuore abitato dalla vita sgorga la preghiera cristiana.
Questo nostro pregare è del resto una cosa molto semplice e la Chiesa ci aiuta offrendoci le due fondamentali Scuole di preghiera: la Parola e l’Eucaristia.
Le sillabe preghiere della Scrittura, e mi riferisco soprattutto ai salmi e al vangelo, che vi invito ad ascoltare durante la celebrazione, ma anche a leggere personalmente, come insisteva il Card. Martini: “nessun cristiano, che abbia un minimo di cultura e che voglia fare un serio cammino interiore, dica di non avere tempo; si può non avere tempo per leggere il giornale, per vedere la televisione, per sorseggiare un aperitivo, per seguire le competizioni sportive, ma non si può non trovare il tempo per alcuni minuti di lectio divina la sera prima di addormentarsi, la mattina prima di iniziare il lavoro, durante una breve pausa a metà giornata”.
Anche in questo ci sono maestri i piccoli. Ricordo sempre con commozione quando ero Parroco e durante un incontro di catechismo, pregando un salmo, i ragazzi sceglievano un versetto e lo pregavano, accendendo un piccolo cero di fronte a un’icona; o quando evidenziavano con la matita i verbi di una parabola, o i gesti di Gesù quando compiva un miracolo…
Assieme alla Parola, l’Eucaristia. V’invito, al riguardo, a rileggere il cap. 8 del nostro Sinodo (Eucaristia come epifania della Chiesa), contornato da altri due capitoli: “I poveri, primi vicari di Cristo” (cap. 10) e “Il sacramento della casa” (cap. 11). Perché questa – come ho detto tante volte durante la Visita pastorale – è l’Eucaristia che sogno, e che renderebbe generative le nostre Comunità: un’Eucaristia, celebrata con gioia nel Giorno del Signore, capace di ospitare le nostre fragilità (è il cap. 10) e i nostri affetti (cap. 11). L’Eucaristia celebrata così si prolungherà nei giorni e nelle opere di una vita conforme al vangelo, e darà la possibilità di una sosta adorante, nella gioia di un incontro volto a volto con il Dio fatto pane; è preziosa a questo riguarda la possibilità di sostare in adorazione nella cappella delle Suore della Neve, nel centro storico di Savona.
Concludo. Perché proprio nell’ottica della preghiera siamo chiamati ad accogliere gli oli, consacrati dallo Spirito, che sono al centro della nostra celebrazione:
– l’olio dei catecumeni, che accompagna e sostiene il cammino di chi comincia a conoscere Gesù
– il Crisma, che ci rende testimoni forti e coraggiosi del Dio della gioia
– l’olio degli infermi, che rende presente la consolazione di Dio nel tempo della malattia.
Chiediamo a N.S. di Misericordia che ci dia forza e accompagni il cammino della nostra Chiesa.







